La campagna di comunicazione

Padova è Capitale europea del volontariato 2020, e ha l’esigenza di comunicare direttamente ai cittadini l’esistenza di un progetto così vasto. Young Digitals ha elaborato così una campagna forte, che parta dal basso, per permettere ad associazioni e promotori del volontariato di salire a bordo.

Lo fa con un messaggio forte, “Che schifo”, installazioni shockanti e una piattaforma, cheschifo.it, che custodisce storie quotidiane di volontariato straordinario, e diventa progetto editoriale. Al progetto hanno collaborato anche Crescendo e Spaze.

Da dove nasce

C’è sempre una domanda che il senso comune porge ai volontari e al volontariato, ed è “Chi ve lo fa fare?”. Dedicarsi a una causa, essere d’aiuto, rendersi utili per risolvere un problema, un disagio, o semplicemente per valorizzare un patrimonio; il tutto senza nessun ritorno, nessuna ricompensa se non qualcosa che Giovanni Falcone definì in una celebre intervista “spirito di servizio”.

Il volontariato è uno stato mentale, un’attitudine, un modo di pensare. Non si nasce volontari, ma lo si può insegnare dopo essere stati sensibilizzati.

Padova è un crocevia di culture, situazioni e cambiamenti che generano problemi, a cui ha sempre saputo rispondere con la forza delle proprie radici culturali. In particolare nell’epoca di incertezza e difficoltà che stiamo vivendo, è stata scelta come Capitale Europea del Volontariato per valorizzare la volontà di risolvere queste situazioni, rimboccandosi le maniche.

“Che schifo” è una reazione di disgusto, indignazione, un pensiero che rappresenta la via più facile e immediata di reagire ai contesti in cui c’è bisogno di aiuto, di aiuto volontario. La campagna “Che schifo” ha voluto mettere a nudo queste scene, non per legittimarle, ma per isolarne la reazione. Per decolpevolizzare gli oppressi, sensibilizzare gli indifferenti, mettere gli indignati di fronte alle loro responsabilità.

La campagna

La città si riempie di frasi comuni, citazioni sgargianti e d’impatto, che raccontano una reazione indignata a una difficoltà, come per darne la colpa a chi la vive. La domanda che vuole scatenare nelle coscienze di chi legge è sempre la stessa: “e tu, fai qualcosa per questo?”.

Nelle città il disagio si confonde con la quotidianità, è visibile ma ignorato, non è mai raccontato. Dandogli un racconto, la campagna vuole renderlo da visibile a evidente, e costringere le persone a prendere una posizione: sei dalla parte di chi si lamenta e giudica o dalla parte di chi si impegna?

Lo stesso ruolo lo giocano, oltre alle affissioni, le installazioni, i flash-mob e le performance che animeranno la città, sempre secondo la stessa logica. Rappresentare una situazione di difficoltà per metterla in mostra, come in una sorta di presepe laico.

I messaggi che si intrecciano nel tessuto cittadino convogliano al sito www.cheschifo.it, dove vivono le storie dei volontari, raccontate da loro stessi, testimoni di un aiuto che sa davvero cambiare le cose. Non un sito, ma un progetto editoriale che fa da primo passo, per un traguardo da tagliare tutti assieme.